Cinema italiano/internazionale. ActivCinema, Rivista attiva di Archeologia Cinematografica - A cura di Franco Rea
 

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SERGIO CITTI
la poetica vitalità di un cantastorie

 

 
 
 

 



 

 

 

 

 

 

 

 


SERGIO CITTI
LA POETICA VITALITA' D'UN CANTASTORIE

di Graziano Marraffa

Nato nel 1933 a Fiumicino (Roma), debutta in arte a metà degli anni '50 come consulente dialettale del Pasolini scrittore, per i suoi romanzi d'esordio "Ragazzi di vita" e "Una vita violenta".
L'incontro con il cinema avviene nel 1959, cioè quando Pasolini, divenuto sceneggiatore, lo indica a Mauro Bolognini per collaborare ne "La notte brava" e , successivamente, a Franco Rossi per "Morte di un amico"(1960).
Nasce così un sodalizio artistico che terminerà solo con la morte del poeta friulano, del quale Citti ne raccoglierà inevitabilmente l'eredità artistica.
Dalla collaborazione ai dialoghi per i film "Accattone"(1961) e "Mamma Roma"(1962) dei quali è protagonista il fratello Franco, Citti passa all'aiuto regia nei lavori successivi dell'amico;
"La ricotta" (1962), interpretato da Orson Welles, "Uccellacci e uccellini"(1965) e gli episodi "La Terra vista dalla Luna"(1966) e "Che cosa sono le nuvole ?" (1967), tutti con Totò e Ninetto Davoli, che risultano essere i massimi capolavori dell' intera opera pasoliniana, magistralmente esemplari nel descrivere il continuo conflitto tra la vita e la morte, tra istinto e ideologia dei personaggi che ne sono protagonisti: creature stralunate e indifese che cercano di apprezzare e comprendere, come possono, il senso della vita.
Nel 1970 Citti, con la supervisione di Pasolini, farà il grande salto dirigendo "Ostia", film nel quale affiorano immediatamente le tematiche che diverranno costanti nel proseguimento della sua carriera: l'affettuosa attenzione per gli umili e i meno fortunati, l'ambiguità nei rapporti familiari e d'amicizia, la complicità maschile e l' incosciente allegria d'accettare la vita così come si presenta, nel bene o nel male.
Con "Storie scellerate"(1973),affiancandosi alla "Trilogia della vita"("Il Decameron"-1970-,"I racconti di Canterbury"-1972- e, successivamente,"Il fiore delle Mille e una notte"-1974-) realizzata parallelamente da Pasolini, trasporta i suoi antieroi nella Roma di Gioacchino Belli, popolandola di ladruncoli smaliziati, borghesi dissoluti e prelati ingordi.
Dopo aver scritto e sceneggiato insieme a Pupi Avati "Salò o le 120 giornate di Sodoma"(1975) ultimo, disperato film diretto da Pasolini, collabora nuovamente come dialoghista per "Brutti, sporchi e cattivi"(1975-'76) di Ettore Scola, tragicomico ritratto delle borgate romane teso a descriverne l'inevitabile degrado con insolita ferocia da parte del regista.
La nuova occasione di dimostrare le sue acute doti di cineasta arriva con "Casotto"(1977) anch'esso emblema del peggioramento di una classe sociale: la piccola borghesia che si ritrova a frequentare la spiaggia libera di Ostia in una domenica in cui ciascuno, perdendo la propria maschera,farà i conti con se stesso; un film non facile,interpretato con grande senso della misura dai suoi numerosi protagonisti maschili (Citti, Croccolo, Davoli, Placido, Proietti, Stoppa, Tognazzi) e femminili ( Carabella, Deneuve, Foster, Melato).
In seguito realizza per la RAI due film:
"Il minestrone"(1979), con Benigni, Citti, Davoli e Gaber, viaggio in tre atti d'una Armata Brancaleone composta da autentici morti di fame alla perenne ricerca di cibo;
"Sogni e bisogni"(1985), dieci episodi nei quali raffina e afferma le sue qualità di poetico cantastorie "narrate per il piacere di narrare", rendendone protagonisti i migliori attori italiani del periodo (Ida Di Benedetto, Serena Grandi, Giulietta Masina, Enrico Montesano, Maurizio Nichetti, Francesco Nuti, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Ugo Tognazzi, Carlo Verdone, Paolo Villaggio).
Continuando ad affidarsi ad un cast stellare, dirige nel 1989 il corale "Mortacci" (ispiratogli da Pasolini anni prima, durante una chiacchierata in macchina) grottesca riflessione sul proseguimento della vita terrena interpretata da vecchi leoni (Benti, Gassman, Giuffrè, Mc Dowell, Melato) e nuovi esordienti ( Alt, Frassica ,Luotto, Rubini, i gemelli Ruggeri, Vitali).
Dopo una lunga pausa, torna dietro la macchina da presa con "I magi randagi" (1996), derivato da "Porno-Teo-Kolossal", un soggetto originale che Pasolini avrebbe voluto realizzare trent' anni prima con protagonisti Totò, Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli, favola metafisica che ironizza sulla mistificazione dei tempi moderni.
Dopo l'invisibile "Cartoni animati"(1998) diretto insieme al fratello Franco, ideale aggiornamento di "Miracolo a Milano"(1950) di Vittorio De Sica, con protagonista Fiorello, dove i cartoni del titolo sono quelli che fanno da scudo protettivo ad una comunità d'emarginati, realizza nel 2000 "Vipera", scritto con Vincenzo Cerami, ennesima storia di sottoproletari vessati , chiusa con una massima che rispecchia fedelmente l'ideologia di fondo dell'autore : "Le storie non devono piacere, ma dispiacere".


Graziano Marraffa

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