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"C'era una volta in America" di Gianfranco Massetti

"Sarà una risata che vi seppellirà"
A. Jarry

"C'era una volta in America" è già dal titolo un film che fa allusione al tema della memoria.
Si tratta della memoria storica del protagonista, che nel 1968 ritorna dopo trentacinque anni, oramai anziano, sui luoghi che lo hanno visto crescere e diventare, da piccolo teppista di periferia, uno spregiudicato gangster.
Ma si tratta anche della "memoria ebraica": quella di Noodles, cresciuto nel Lower East Side, il quartiere ebraico di New York, ma in senso lato anche quella di Sergio Leone, che ha voluto così ricordare le sue lontane ascendenze culturali. Intanto, "C'era una volta in America" è soprattutto il film della maturità artistica di Leone e rappresenta in qualche modo il suo testamento spirituale (e se si vuole il suo "kaddish"), essendo egli scomparso nella primavera del 1989, prima di poter mettere mano al suo progetto per una sceneggiatura sull'assedio di Leningrado durante l'ultima guerra.

La produzione artistica di Leone si conclude così con un sorriso nostalgico ed al tempo stesso ironico: quello di Noodles nella fumeria d'oppio con cui finisce ed incomincia il suo ultimo film. Sul teatrino delle ombre cinesi, dietro cui si nasconde la fumeria, il Bene e il Male si contendono il mondo, fino a confondersi nella lotta. >>Segue

 


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