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Foro di Cesare

La costruzione del Foro di Cesare, il primo tra i Fori Imperiali in ordine di tempo, rispondeva alle nuove esigenze di Roma: il Foro repubblicano era, infatti, diventato insufficiente ad assolvere le funzioni amministrative e monumentali. In un primo momento, perciò, la piazza doveva presentarsi come un ampliamento dell'antico Foro


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Nel 54 a. C. Giulio Cesare diede inizio ai lavori, cominciando con l'acquistare il terreno, occupato da case private, per l'elevatissima cifra di 60 milioni di sesterzi: dell'acquisto si occupò Cicerone il quale ne tramanda il ricordo. Il Foro, una piazza rettangolare allungata (160 x 75 m) porticata, orientata ortogonalmente rispetto all'Argiletum dal quale era l'accesso, era conclusa ad ovest, secondo una visione assiale, dal tempio di Venere Genitrice, madre di Enea, capostipite della dinastia Iulia, dalla quale Cesare vantava la discendenza. È chiara perciò la funzione ideologica e propagandistica della disposizione della statua di culto in fondo all'abside del tempio, destinata ad esaltare, attraverso la progenitrice della dinastia, lo stesso dittatore. Tale tempio, costruito in seguito allo scioglimento di un voto fatto da Cesare nella battaglia di Fàrsalo (48 a. C.) e dedicato nel 46 a. C., fu portato a termine da Ottaviano dopo la morte del dittatore. Un totale rifacimento di esso si ebbe nel 113 d. C.: in quell'anno la piazza fu ampliata verso ovest e, nella zona precedentemente occupata dall'Atrium Libertatis (sede dell'archivio dei censori), venne costruita la Basilica Argentaria (dei banchieri). Fu ricostruito di nuovo in seguito all'incendio del 283 d.C., che distrusse anche diversi monumenti del Foro Repubblicano. Il tempio aveva otto colonne sulla fronte ed era periptero, ossia con le colonne anche sui lati lunghi, ma sine postico, aveva, cioè, il lato di fondo cieco. Una fontana ornava la fronte del podio, che veniva raggiunto tramite due scalinate sui fianchi. Le tre colonne corinzie superstiti, rialzate, sono state completate con mattoni. All'interno la cella era absidata: si tratta di uno dei primi templi ad abside in Roma. Nell'abside era la statua di Venere Genitrice, opera di Arcesilao, ma nella cella erano conservate anche altre opere d'arte: una statua di Cesare, una di Cleopatra, in bronzo dorato, e diversi quadri. Al centro della piazza, come ricorda Stazio, era la statua bronzea di Cesare su un cavallo le cui zampe anteriori avevano la forma di piedi umani. I tempi non erano ancora maturi per la divinizzazione del dittatore (e quindi per la presenza di una sua statua di culto all'interno del tempio), ma la posizione della statua equestre riceveva una sacralizzazione dall'essere perfettamente in asse con quella di culto di Venere. Svetonio racconta che il dittatore ricevette un giorno il Senato seduto al centro del podio del tempio stesso: si trasformava così in una vera e propria divinità. Nei portici, disposti sui lati lunghi della piazza e rialzati rispetto ad essa tramite tre gradini, si trovavano molte statue decorative. Sul lato sud ovest una serie di tabernae (botteghe) di varia profondità, poste subito dietro il doppio colonnato del portico, presentano in facciata due piani sovrapposti (alcune delle basse aperture del secondo piano furono chiuse in età traianea per motivi statici) sormontati da arcate a tutto sesto. Queste botteghe appartengono alla fase più antica, cesariana, del Foro. Sul fondo del colonnato che precedeva le botteghe, tramite due scalinate si accedeva ad un edificio in laterizio, costituito da una doppia serie di pilastri disposti a squadra coperti da volte, identificato con la Basilica Argentaria. Sul muro di fondo di esso sono state scoperte numerose iscrizioni graffite tra cui alcuni versi dell'Eneide: questo ha portato a pensare all'ubicazione in questa sede di una scuola. Nei primi tempi del Cristianesimo, secondo una leggenda, nel Foro c'era una chiesetta dedicata a S. Abacuc, probabile corruzione di Abbaciro, nome dato anche ad un'altra chiesetta che doveva trovarsi nel Foro Olitorio.

Lo scavo del Foro di Cesare ebbe inizio nei primi decenni del '900 con l'abbattimento delle case appartenenti ad un quartiere sorto nel Rinascimento tra il Colosseo e Piazza Venezia sopra ai Fori Imperiali. Al momento dell'apertura della Via dei Fori Imperiali (allora Via dell'Impero), nel 1932, furono poste le riproduzioni bronzee delle statue di alcuni imperatori romani. Tra esse proprio quella di Cesare, ancor oggi visibile presso il Foro, fuori dell'area scavata, fu testimone di una delle ultime pasquinate registrate a Roma. L'Abissinia era stata appena conquistata e si era proclamato l'Impero, ma il pane rimaneva assolutamente immangiabile. Una mattina fu trovato uno sfilatino appeso al collo della statua con questi versi: Cesare, tu che c'iai lo stommico de fero magnete 'sto pane de l'impero!
Lo scavo del Foro è attualmente in corso nella sua parte meridionale.

 

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