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Foro di Augusto
Foro Romano
Foro di Traiano

Foro della Pace

Inizialmente separato dal Foro di Cesare e da quello di Augusto venne con essi posto in collegamento grazie alla costruzione del Foro di Nerva. Si trattava di una piazza monumentale simile ad un foro, tanto che alla fine dell'impero fu noto come "Foro della Pace". La costruzione del cd. Templum Pacis (denominazione antica) è dovuta a Vespasiano che lo realizzò tra il 71 e il 75 d.C. per celebrare la pace dopo le guerre civili e per commemorare la fine della guerra contro gli Ebrei e la presa di Gerusalemme


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Il complesso occupò lo spazio dove in precedenza si trovava il Macellum, ossia il mercato alimentare cittadino, le cui funzioni furono trasferite nel Macellum Magnum, fatto costruire al Celio da Nerone fin dal 59 d.C. È probabile che la sua forma abbia ripreso in parte quella dell'antica struttura: in effetti ricorda molto da vicino il Macellum di Pozzuoli (il cd. Serapeum). L'ingresso si apriva sul lato dell'Argiletum (antica strada d'accesso al Foro repubblicano dall'Esquilino), sul lato dove in seguito si inserì il Foro di Nerva. La grande piazza rettangolare (110 x 135 m) era recinta sui quattro lati da un portico colonnato: pare che al centro essa fosse adornata da aiuole ordinatamente disposte, cosicché ne risultava un'area di verde pubblico. Lungo questo portico, sui lati nord e sud, si aprivano quattro esedre rettangolari (di quella più settentrionale esiste, ancora ben conservata sotto la Torre dei Conti, la struttura in opera quadrata). A sud est (sul fondo della piazza) si apriva il tempio, costituito da una semplice aula absidata che si apriva sul fondo del portico: nell'abside, sulla parete di fondo, era contenuta la statua di culto. Le sei colonne della fronte si inserivano nel colonnato che correva sul rispettivo lato della piazza: esse si distinguevano da quelle del portico solo per le basi e le dimensioni maggiori. In corrispondenza di queste sei colonne anche la presenza di un frontone doveva sottolineare la presenza dell'edificio di culto, all'interno della continuità del portico colonnato. Il tempio era preceduto da un altare ed era affiancato da quattro ambienti rettangolari simmetrici due a destra e due a sinistra. Di essi si conosce solo parte del corpo meridionale, trasformato nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, costruita tra il 526 e il 530 d.C. Originariamente quest'ambiente era diviso in due: la parte nord si raggiungeva dal portico ed in essa era posta la biblioteca, come rivelano le poco profonde nicchie alle pareti; la parte a sud era accessibile dal Foro repubblicano, finché non vi fu addossato il cd. tempio di Romolo (figlio di Massenzio!). Tra la Basilica di Massenzio e l'ingresso della Chiesa rimane una parete di uno degli ambienti del corpo meridionale, tutta in laterizio e alta 18 m, appartenente al restauro severiano: su di essa restano ancora i fori dove erano i perni di bronzo che sorreggevano le lastre marmoree della cd. Forma Urbis, la grande pianta marmorea di Roma, realizzata tra il 203 e il 211 d.C. in scala 1:246. Originariamente la pianta aveva una superficie di 235 mq (alta 13 m e larga 18,10 m) ed aveva, probabilmente, scopi catastali. Il Foro ospitava le ricche spoglie del Tempio di Gerusalemme tra le quali il candelabro d'oro a sette braccia e le trombe d'argento (rappresentate nei rilievi dell'arco di Tito), oltre a numerose statue di artisti greci (Fidia, Policleto) sottratte da Nerone in Grecia e in Asia Minore per decorare la sua Domus Aurea e che Vespasiano volle restituire al godimento pubblico. Nel 192 d.C. ci fu un grande incendio che danneggiò gravemente il Foro: fu allora restaurato da Settimio Severo. Dal VI sec. d.C. cominciò l'abbandono, come ricorda lo scrittore Procopio e come testimonia il fatto che la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano poté inglobarne una parte importante. Attualmente il Foro della Pace è uno dei grandi cantieri aperti su Via dei Fori Imperiali: lo scavo tende ad acquisire nuovi elementi e ad aggiungere particolari ad un complesso finora conosciuto quasi esclusivamente attraverso i frammenti della Forma Urbis. Tra le scoperte si può segnalare il ritrovamento di alcune tombe appartenenti al VI-VII sec. d.C.: anche questa zona monumentale subì, dunque, la trasformazione in area cimiteriale quando perse definitivamente la sua funzione originaria

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