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Basilica di Santa Maria Maggiore

Eretta dopo il Concilio di Efeso del 431 d.C. papa Sisto III (432-440) fu la prima chiesa romana dedicata al dogma della divina maternitą di Maria (Theotokos) sancito durante quel concilio ecumenico. La storia dell'edificio porta con sé molte leggende la più famosa delle quali è quella del "miracolo della neve": la notte tra il 4 e il 5 agosto del 356 la Vergine sarebbe apparsa in sogno al papa Liberio e al ricco patrizio romano Giovanni indicando, quale luogo dove costruire una chiesa, la zona dove quella notte sarebbe miracolosamente nevicato. L'episodio, che si verificò sulla sommità dell'Esquilino, diede origine ad una chiesa che non ha, però strutture in comune con la basilica eretta da Sisto III un secolo dopo. Quest'ultima conserva però il ricordo della leggenda nella decorazione a mosaico visibile dalla loggia dell'odierna facciata. Bisogna infine ricordare che fino al tardo impero l'Esquilino ha ospitato un piccolo tempio dedicato a Giunone Lucina, protettrice dei parti, alla quale erano dedicate le feste matronalia.


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Probabilmente fu scelto questo colle per sostituire al culto pagano la devozione cristiana a Maria che è ancora invocata come patrona del parto. Piazza Santa Maria Maggiore, antistante la Basilica, trova il suo fulcro nella colonna (m. 14,3) che papa Paolo V (1605 - 1621) fece trasportare qui dalla Basilica di Massenzio nel Foro Romano. Su di essa domina la statua bronzea della Madonna col Bambino. Dalla piazza si irraggiano una serie di assi viari di collegamento con i principali ai luoghi di pellegrinaggio della fede cattolica. Questa configurazione urbanistica si deve a Domenico Fontana, l'architetto che nel XVI secolo coordinò il cosiddetto "piano sistino", voluto da papa Sisto V per dare a Roma un nuovo aspetto monumentale. La facciata settecentesca, opera di Ferdinando Fuga, si articola su due piani: dal portico a cinque fornici si può accedere alla superiore Loggia delle Benedizioni che ha integrato l'antica facciata medievale decorata dal bel mosaico del XIII secolo con la maestosa figura del Cristo in trono nella zona superiore e con gli episodi narrativi del "miracolo della neve" nella zona inferiore. L'elegante balaustra collega, in un insieme omogeneo dal punto di vista architettonico, la facciata barocca agli edifici laterali costruiti tra l'inizio del XVII e il XVIII. Quello settentrionale ha inglobato il campanile a cinque piani, il più alto di Roma (m. 75), realizzato alla fine del XIV secolo e completato dalla cuspide di piombo al tempo di papa Giulio II (1503 - 1513). Sul retro della basilica si deve ammirare, infine, la bella articolazione della zona absidale, realizzata nella seconda metà del Seicento dall'architetto Carlo Rainaldi, il quale rielaborò un precedente progetto di Gian Lorenzo Bernini. Al centro della Piazza Esquilino, che si apre sul prospetto posteriore della basilica, si innalza il grandioso obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto fatto erigere qui da papa Sisto V nel 1587. L'interno (m. 85 di lunghezza) è articolato in tre navate. L'originaria struttura paleocristiana è stata globalmente restaurata nell'intervento settecentesco coordinato dall'architetto Ferdinando Fuga che, oltre alla nuova facciata, rielaborò lo spazio interno collocando al centro della navata il grande baldacchino barocco. All'epoca della fondazione, nel V secolo, appartengono le colonne monolitiche ed i famosi mosaici: tra le finestre della navata centrale, al di sopra della trabeazione, si sono conservati, infatti, 43 pannelli musivi rappresentanti episodi tratti dall'Antico Testamento che, insieme alle Storie del Nuovo Testamento che rivestono la superficie dell'arco trionfale, celebrano il Mistero dell'Incarnazione in onore del quale fu edificata la chiesa. La decorazione a mosaico dell'abside, opera di Jacopo Torriti, è invece uno dei capolavori dell'arte pittorica Duecentesca. Il tema centrale dell'Incoronazione della Vergine e gli episodi della sua vita, narrati più in basso, esaltano, nello sfolgorio delle tessere auree, la funzione della Madonna nella teologia cattolica. Allo stesso periodo artistico risale la già ricordata decorazione dell'antica facciata, la cui realizzazione si deve a Filippo Rusuti. Il pavimento della navata centrale testimonia la raffinata maestria dei marmorari romani, attivi nell'Italia centrale tra Duecento e Trecento. Al periodo rinascimentale appartiene, invece, il soffitto ligneo che copre lo spazio mediano della basilica: esso fu commissionato dal papa spagnolo Alessandro VI Borgia, il cui stemma domina al centro della superficie. La tradizione vuole che per la doratura sia stato utilizzato l'oro proveniente dal Nuovo Mondo. L'altare maggiore, al centro della navata centrale, è costituito dal sepolcro di porfido rosso che conteneva i resti del patrizio Giovanni e di sua moglie i quali finanziarono l'erezione della chiesa di IV secolo. Il maestoso baldacchino che si eleva sull'altare fu realizzato su progetto di Ferdinando Fuga nel 1740 circa, e le quattro colonne in porfido che lo sostengono furono arricchite, all'inizio del 1800, dalla decorazione a foglie dorate di Giuseppe Valadier. La Confessione davanti all'altare fu inaugurata nel 1864 da papa Pio IX. La doppia scalinata di accesso è opera di Virginio Vespignani. La cripta è riccamente decorata da intarsi marmorei ed ospita la sacra reliquia della Culla di Gesù Bambino conservata nel prezioso reliquiario in cristallo realizzato dal Valadier. Oltre ai numerosi restauri ed abbellimenti, una serie di importanti cappelle che si aprono sulle navate laterali testimoniano l'importanza di questa basilica. La Cappella Sistina deve il nome a papa Sisto V che, nel 1585 diede all'architetto Domenico Fontana l'incarico di costruire una Cappella del Santissimo Sacramento. Essa inglobò la precedente Cappella del Presepe che divenne la Confessione del nuovo ambiente. Fin dall'antichità la chiesa ha ospitato una cappella del presepe che ha subito nel corso dei secoli numerosi rifacimenti. Alla fine del XIII secolo Arnolfo di Cambio, su incarico di papa Niccolò IV, realizzò il presepe marmoreo di cui ancora oggi si conservano alcuni elementi nella cripta omonima al di sotto della Cappella Sistina. Quest'ultima contiene i monumenti di Sisto V e di Pio V. La decorazione pittorica è ancora una volta dedicata alla celebrazione della Divina Maternità di Maria che era stata ribadita nel Concilio di Trento (1545 - 1563). La Cappella Paolina o Borghese, fu costruita tra il 1605 e il 1613 sotto il pontificato di Paolo V sul luogo dell'antica sagrestia. L'architetto Flaminio Ponzio ricalcò lo schema della Cappella Sistina: il progetto iniziale, infatti, si deve attribuire a Sisto V che voleva realizzare una cappella in cui conservare la preziosa icona della Madonna Salus Populi Romani (IX secolo), cara al popolo romano per aver salvato la città da un'epidemia di peste. Per essa fu costruito il fastoso altare barocco, opera di un maestro orafo provenente dalle Fiandre, Pompero Targoni, specializzato in lavori in bronzo dorato. Alla decorazione dell'ambiente, il cui tema è l'esaltazione del ruolo di Maria nella lotta contro le eresie di tutti i tempi, parteciparono artisti insigni, come Stefano Maderno e Francesco Mochi per le sculture, Cavalier d'Arpino, e Guido Reni per gli affreschi. La cappella ospita i monumenti funebri di Clemente VIII (1592 - 1605) e di Paolo V (1605 - 1621) ed una delle più belle tombe medievali, quella del Cardinal Rodriguez, con lo splendido mosaico raffigurante la Madonna in trono cui è presentata l'anima del defunto. Sulla navata sinistra si aprono altre due importanti cappelle. La prima, procedendo dall'ingresso verso l'abside, è la Cappella Cesi, costruita durante il XVI secolo in onore di santa Caterina d'Alessandria il cui martirio è descritto negli affreschi che la decorano. La seconda è la grande Cappella Sforza realizzata nella seconda metà del XVI secolo da Giacomo Della Porta ma il cui progetto originario appartiene a Michelangelo. Lungo la navata destra si incontrano, avanzando in direzione dell'ingresso, la piccola Cappella del Crocifisso o delle Reliquie che conserva un bel crocifisso ligneo del XV secolo e gli ambienti dell'antica Cappella di San Michele e di San Pietro in Vincoli decorata da affreschi attribuiti a Piero della Francesca e a Benozzo Gozzoli. La Cappella del Battistero, infine, conserva il bassorilievo con l'Ascenzione della Vergine di Pietro Bernini. Essa è occupata dalla grande vasca battesimale in porfido sovrastata dalla statua di san Giovanni Battista ed arricchita da decorazioni in bronzo dorato, realizzate su disegno del Valdier.

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