"Gli espressionisti.
1905-1920"
: Roma accoglie una grande rassegna sull'arte espressionista che
abbraccia l'ampio periodo dal 1905 al 1920 presentando al visitatore e allo studioso opere che vanno dalla pittura alla xilografia, dalla litografia all'incisione, dalla tempera alla scultura.

Dal 5 ottobre 2002 al 2 febbraio 2003 il Complesso del Vittoriano ospiterà una mostra ricca delle
creazioni di artisti espressionisti provenienti dai più importanti musei internazionali e raramente esposte in Italia. Una sezione del tutto originale verrà dedicata alla poco nota scultura espressionista.

 

L'espressionismo
"L'occhio dell'impressionista sente soltanto, non parla; accoglie la domanda, non risponde. Non ha
bocca; è incapace di parlare del mondo, di esprimere la legge del mondo. Ed ecco l'espressionista
riaprire all'uomo la bocca: fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo: ora vuole che lo spirito
risponda". (H. Bahr, 1906)
. L'espressionismo, dunque, nasce su di una base di protesta e di critica perché neppure il positivismo e l'impressionismo erano riusciti a trovare la risposta alle
contraddizioni, alla crisi che covava nella società europea. Largo movimento dalle mille
sfaccettature che difficilmente si può racchiudere in una definizione, l'espressionismo coinvolge la letteratura, la musica, il teatro, le arti figurative, la scenografia; l'humus più favorevole al suo svilupparsi risulta quello della tradizione tedesca che aveva prodotto il romanticismo dello Sturm und Drang. "L'artista espressionista non guarda: vede; non racconta: vive; non riproduce: ricrea; non trova: cerca". Così, a proposito dell'espressionismo in poesia Kasimir Edschmid nel 1917: se per l'artista naturalista ed impressionista la realtà rimane qualcosa da osservare dall'esterno, per l'espressionista invece è qualcosa in cui calarsi, in cui vivere dall'interno. "Chiamiamo a raccolta la gioventù, vogliamo conquistarci libertà d'azione e di vita. Accogliamo tutti coloro che riproducono il loro impulso creativo". Le parole del 1913 di Kirchner ben sottolineano l'importanza dell'immediatezza espressiva e dell'istinto quasi violento e primordiale nella creazione di un'opera che si oppone all'arte ufficiale. E "il mezzo della pittura è il colore, come fondo e linea" (Kirchner, 1913). Nel 1905 nasce così il gruppo Die Brücke (Il Ponte) al cui primissimo nucleo formato da Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl, si unisce Emil Nolde, Max Pechstein, Otto Müller. Nel 1911 si trasferiscono tutti da Dresda a Berlino dove, continuando a "tradurre" la forma in colore, dopo aver trovato i loro temi in una sorta di condizione "naturale" dell'uomo, affrontano contenuti legati alla realtà urbana e politica. Nel 1913 Die Brücke si scioglie e i singoli membri continuano a lavorare autonomamente. Intanto, nel 1911, Wassily Kandinsky e Franz Marc fondano Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) che, pur partendo dalla medesima opposizione all'impressionismo, al positivismo e alla società del tempo che caratterizza Il Ponte, non cerca un contatto fisiologico con il primordiale quanto, piuttosto, un modo di cogliere l'essenza spirituale della realtà che avrebbe poi condotto ad un astrattismo lirico ed espressivo. Dopo le ferite laceranti della prima guerra mondiale, George Grosz, Otto Dix e Max Beckmann esasperano dell'espressionismo il realismo drammatico, creando opere di satira e di denuncia negli anni che precedono l'avvento del nazismo.

La mostra
L'esposizione "Gli espressionisti. 1905-1920" consente, proprio per l'ampiezza del periodo
analizzato, l'individuazione degli elementi di continuità - pur nelle diverse modalità espressive - che permangono nell'arte espressionista dal 1905 ad una datazione avanzata: l'espressionismo,
infatti, è quasi uno stato d'animo, un modo di "aggredire" la vita e la realtà che precorre tante
manifestazioni dell'arte moderna caratteristiche anche del secondo dopo guerra. Le circa
centocinquanta opere esposte provenienti in massima parte da Enti museali pubblici, documentano come i momenti nodali dell'arte espressionista abbiano trovato forma negli oli, nelle tempere, negli acquarelli, nelle sculture, nella grafica - dalla xilografia, alla litografia, all'incisione -. Tra i tanti musei prestatori: il Brücke-Museum e la Neue Nationalgalerie di Berlino, la Staatliche Galerie Moritzburg di Halle, il Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg, il Museum am Ostwall di Dortmund, il Museo Pushkin di Mosca, l'Art Focus di Zurigo, il Museum of Art di Tel Aviv. Altro aspetto originale della mostra, è costituito dalla presenza di sculture raramente esposte e poco note di artisti come Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff, Marc, Macke, di pittori che hanno voluto trovare nell'intaglio o nella fusione le stesse caratteristiche espressive che ricercavano con la pennellata ed il colore. La presenza di queste sculture arricchisce così di nuove sfaccettature la già complessa trama degli elementi figurativi. La predilezione per le figure allungate, l'asciutta plastica di Lehmbruck si contrappone alla massiccia corporeità delle creazioni di Barlach ma entrambi i moduli espressivi si inseriscono nella temperie creativa espressionista.
"Uno degli scopi della Brücke è di attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento, e
questo lo dice il nome stesso: ponte"
. Le parole della lettera con cui il gruppo nato nel 1905 a
Dresda invita Nolde a farne parte, sono indicative del significato racchiuso in questa simbolica
denominazione. "Il mondo c'è già, non avrebbe senso farne una replica: il compito principale
dell'artista consiste nell'indagarne i moti più profondi e il significato fondamentale, e nel
ricrearlo" (K. Edschmid, 1917). Ecco dunque che la mostra "Gli espressionisti. 1905-1920" propone le tele di Kirchner, caratterizzate da colori stridenti, da un antinaturalismo violento e, dopo il
1911, le immagini urbane delle vie, dei ponti, dei caffè viste attraverso la lente deformante di una accesa polemica sociale; alcuni esempi dell'opera di Schmidt-Rottluff, orientata verso un sintetismo spigoloso e un'accentuata monumentalità; gli oli di Heckel, dal segno aggressivo e la linea spezzata, e di Pechstein, caratterizzati da un espressionismo mediato dalla contemporanea cultura figurativa francese; le opere di Müller, dalla vena malinconica nelle scene di vita zingaresca, nei magri nudi femminili e nei paesaggi quasi sospesi in una dimensione di leggenda; le creazioni di Nolde, dai colori stesi con larghe pennellate e accostati con effetti drammaticamente dissonanti. Accanto alla pittura, la mostra romana offre esempi della produzione grafica espressionista che, dal punto di vista formale, esaspera il segno, lo drammatizza. Come scrive Kirchner nel 1913, "la xilografia valorizza al massimo l'elemento lineare grazie alla sua grande semplificazione (…), la litografia rende il disegno nel modo più diretto (…), nell'incisione su metallo l'eleganza del segno viene messa in luce, nel miglior modo, sul metallo lucido".
Nel 1911 il nome de Il Cavaliere azzurro nasce dall'incontro naturale della passione di Kandinsky
per l'immagine fiabesca dei cavalieri, dall'inclinazione estetica che Marc ha verso la bellezza dei cavalli e dal comune amore per il colore azzurro, così poetico e quasi tonalità dell'animo, dello spirito. Insieme, tra gli altri, a Macke e Klee, questi artisti si propongono, seguendo poi strade figurative differenti, di far vibrare attraverso la pittura la segreta essenza dell'anima agendo su di essa con la misteriosa forza del colore sciolto dai legacci della figurazione naturalistica. "Gli espressionisti. 1905-1920" permette di ammirare il passaggio nella produzione di Kandinsky da una figurazione in cui si mescola il richiamo popolare, la stilizzazione art nouveau, l'insegnamento fauve fino ad un'astrazione dalla radice lirico-simbolista. E poi Marc, nelle cui tele campeggiano piani di colore trasparenti, spazi magici dalle luci incantate in cui animali incarnano la forza vitale partecipe del flusso naturale; e poi Klee, che nel 1914 in un viaggio in Tunisia scopre il colore che pervade combinazioni quasi matematiche di segni, di superfici ordinate secondo strutture astratte accompagnate a sottili segni grafici. Nello stesso viaggio August Macke, che trascrive il reale in una visione lirica ed incantata, arricchisce la sua pittura dell'esperienza della luce mediterranea.
Parallelamente a Il Ponte e Il Cavaliere Azzurro emergono artisti come Christian Rohlfs, nella cui
opera paesaggi, architetture, nature morte sono caratterizzati da un espressionismo lirico, Ludwig
Meidner
, nelle cui tele un allucinato dinamismo definisce città in fiamme o sconvolte da terremoti, e Paula Modersohn-Becker, morta a soli trentun anni, in cui una pittura di gusto arcaizzante e potente si intride di espressività stilistica e senso di partecipazione umana.
La prima guerra mondiale conduce a riflettere sulla forza di un'arte radicata proprio in quella
realtà drammatica e contraddittoria: dall'interno dell'espressionismo prende corpo un nuovo
espressionismo-realistico. Ne sono un esempio le opere di Grosz, che suscitano scandalo negli
ambienti borghesi dell'epoca per l'intenzionale volgarità dei soggetti trattati - prostitute,
ubriachi, assassini, militari in atteggiamenti sconci -, inquietanti armi di denuncia del
militarismo e della borghesia della Germania prenazista, e le opere di Dix, tese a riflettere
l'asprezza della realtà contemporanea e gli orrori della guerra.
Ormai, come afferma Magdalena Müller, "l'espressionismo diventa forza rivoluzionaria mentre vive la sua ultima fase stilistica. Non si combatte più con forma e colore, come facevano i primi
espressionisti, ed il contenuto diviene protagonista dell'opera"
.

Erich Heckel
Emil Nolde
Ernst Ludwig Kirchner
Max Pechstein
Ludwig Meidner
Marianne Werefkin
Karl Schmidt-Rottluff
Alexej Jawlensky
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta

Organizzazione e realizzazione: Comunicare Organizzando
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30
Costo del biglietto: € 8.50 intero; € 6.00 ridotto
Per informazioni: tel. 06/6780664
Ufficio Stampa: Novella Mirri, tel. 06/3297708; fax 06/3297703; cell. 335/6077971
e-mail: novellamirri@iol.it

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