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Metafisica - Scuderie del Quirinale, Roma

 


Metafisica -
Scuderie del Quirinale, Roma

La “metafisica” dechirichiana affianca cubismo e futurismo senza, in apparenza, mettere in discussione le strutture dell’espressività artistica né i principî linguistici, oggetto e centro della volontà di trasformazione o della veemenza di quelle avanguardie storiche.

“ Quel sera le but de la peinture de l’avenir? - si chiede De Chirico agli inizi degli anni dieci, negli stessi anni dell’affermarsi delle prime avanguardie storiche -. Le même que celui de la poésie, de la musique ed de la philosophie. Donner des sensations qu’on ne connaissait pas avant. Dépouiller l’art de tout ce qu’il pourrait encore contenir de routine, de règle, de tendance à un sujet, à une synthèse esthétique; supprimer complètement l’homme comme point de repère, comme moyen pour exprimer un symbole, une sensation ou une pensée: se libérer une bonne fois de ce qui entrave toujours la sculpture: l’antropomorphisme. Voir tout, même l’homme, en tant que chose. C’est la métode nietzschéenne. Appliquée en peinture, elle pourrait donner des résultats extraordinaires. C’est ce que je tâche de prouver avec mes tableaux”.

Annotati all’inizio del secolo scorso, questi pensieri danno il senso di una dimensione sconosciuta e inesplorata del linguaggio artistico. Una dimensione che esprime uno stile orientato verso l’approfondimento di valori conoscitivi più che verso la ricerca di qualità strettamente formali dove le regole del gioco non contemplano l’idea della distruzione né il desiderio di una rivoluzione delle espressioni artistiche. Sono, invece, quelle apparenze della realtà di cui ha l’artista esperienza a tracciare la rotta verso archetipi e motivi filosofici che le immagini si limitano semplicemente a risvegliare. Le premesse appartengono a un mondo classico, al mondo delle forme eterne e imperiture nel quale l’antica idea della rappresentazione diventa fulcro del dibattito contemporaneo. Fredde riflessioni sul vero, prese di visione dettagliate sugli elementi - parte di una storia vissuta nello spazio e nel tempo - risaltano sulla superficie della tela con meticolosa e nitida chiarezza nelle architetture e prospettive impossibili. Le sembianze della realtà, di cui l’artista prende possesso attraverso una pittura severa e in apparenza descrittiva, ridisegnano il nuovo paesaggio dell’arte. Pure e semplici emanazioni del reale - strumenti d’indagine e di esplorazione -, al confronto con il mondo fenomenico da cui derivano, lasciano sprigionare un’aura misteriosa. E da un’esile breccia, da un leggero divario con il mondo visibile, ha origine quel senso di rivelazione che trasforma la percezione delle “cose”. Gli oggetti spogli sono visti nella loro verità primaria: essenze, corpi oscuri ed enigmatici nella struttura di uno spazio che li racchiude e li blocca in dimensioni atemporali. Lontano dalle logiche della ragione l’artista si interroga sui propositi dell’arte e, sulla scia della filosofia di Nietzsche e di Schopenhauer, elabora un mondo di simulacri e di atmosfere poetiche. Atmosfere che diventeranno oggetto di fascinazione per numerosi artisti - tra i Surrealisti (Ernst, Tanguy, Magritte, Mirò, Dalì, Giacometti) e gli Espressionisti Astratti (Gorky, De Kooning) - i quali riconosceranno nella pittura di De Chirico il potere e la forza di una originale e penetrante invenzione linguistica.

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